poet laureate

I Fondamenti della Regolarità Tradizionale

 

Joseph de Maistre, uno dei massoni più notevoli fra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, affermava: “Tutto rivela che la Libera Muratoria attuale sia un ramo staccato e forse corrotto di un tronco antico e rispettabile”.

Alla fine del XVII secolo si trovavano a Londra, molte Logge dove a volte predominava l’elemento operativo ed altre in cui dominava l’elemento speculativo. Ognuna di queste, comunque, era posta sullo stesso piano, come dimostra la più antica denominazione “Free and Accepted Mason”. Nel 1717 quattro di queste Logge “giudicarono opportuno” eleggere un Gran Maestro nella persona di Anthony Sayer, gentiluomo, creando una Gran Loggia permanente, innovazione che ai suoi tempi sembrò illecita e che non rientrava nella tradizione massonica. Tre di queste Logge erano formate da una maggioranza operativa, l’ultima, a cui appartenevano Desaguliers, Payne e Anderson era formata per lo più da speculativi e prese rapidamente la direzione della nuova confraternita. Pur considerando la coeva esistenza “da tempi immemorabili” delle Logge di Scozia e d’Irlanda dove la trasformazione moderna della Massoneria seguì una parallela e personale evoluzione, dalla Loggia di Anderson, la “Goose and Gridiron” sono derivate, direttamente o indirettamente, tutte le Logge del Globo. Il tema della deviazione di cui parlava il Fratello de Maistre e che René Guénon riprese affermando: “Si ha troppo presente sovente il torto di pensare soltanto alla Massoneria moderna, senza riflettere sul fatto che quest’ultima è semplicemente il prodotto di una deviazione”.

In che cosa consiste questa deviazione, reale o presunta che sia? Secondo il de Maistre nell’abbandono della matrice cristiano-cattolica dell’antica Massoneria operativa. Il de Maistre, che, come tutti sanno, fu uno degli ideologi della Restaurazione europea, vedeva nella visione tollerante e cosmopolita della Massoneria un potente strumento di riunificazione delle varie sette cristiane. La sua tesi era che la divisione del cristianesimo e la conseguente caduta di autorità del Papa aveva prodotto da una parte il dispotismo dei regnanti, meno legati all’etica cattolica che all’egoismo privato, e dall’altra la reazione rivoluzionaria dei popoli. La proposta del de Maistre di una federazione teocratica dei regnanti attorno al Papa, di cui la Massoneria doveva farsi tramite, non teneva conto dell’ormai irreversibile trasformazione della Massoneria, sempre più lontana dall’adeguazione exoterica ad una religione qualsiasi, e che si presentava ormai essa stessa come spiritualità exoterica rispetto ad un suo specifico esoterismo. La visione tradizionale, infatti, comportava un’adesione ad un dato contesto religioso locale come base o supporto di un esoterismo. Pur trascendendo l’esoterismo da qualsiasi inferiore connotato religioso, questo necessita di un inquadramento etico-sociale, una forma esteriore racchiudente in sé l’essenza interiore. Il momento storico dell’attuale evoluzione-involuzione è caratterizzato da una crisi profonda di ogni componente materiale, psichica, morale, spirituale dell’umanità nell’attesa di un rinnovamento che forse ci porterà a riiniziare un cammino antico eppur sempre nuovo nelle sue forme. La Massoneria nel suo attuale ripollulare da un antico tronco ha dei caratteri effettivamente nuovi, che pur devianti – e non soltanto formalmente – dalla tradizione dell’evo più antico ne rappresenta tuttavia l’essenza spirituale. Le sue caratteristiche di culturalità senza dogmi, di religiosità senza intermediari, di ritualità sacramentale senza adorazioni né venerazioni collettive (ma individuali ed intime), ne fanno un unicum che non abbisogna di nessun contesto exoterico esterno.

Il Fratello Guénon ci presenta poi un’altra deviazione, cioè l’allontanarsi dall’intima connessione fra mestiere e la forma spirituale che gli è propria. All’attuale predominanza degli speculativi in Massoneria contralta comunque la presenza anche congrua di una minoranza di operativi che assicurano, sul piano storico, la permanenza di una specifica forma-essenza. Ma ogni massone partecipa soprattutto con piena coscienza alla costruzione universale di un tempio simbolico, in cui l’opera della mente e dello spirito sostituisce quella materiale. Questo processo di rinnovamento ciclico nella tradizione ha avuto il suo momento culminante nella creazione del Rituale Emulation che rappresenta la pacificazione fra l’antica e la nuova Massoneria, il superamento della deviazione rituale e concettuale, il nuovo patto fra operativi e speculativi, il sigillo della regolarità tradizionale sulla Massoneria che oggi conosciamo. Robert Ambelain, uno dei maggiori storici della Massoneria afferma che:
“A forza di distribuire dei certificati di regolarità o di rifiutarli la Gran Loggia Unita d’Inghilterra, derivata dalla Gran Loggia di Londra e di Westminster, che era inizialmente la Gran Loggia di Londra, ha finito di far credere che solo lei sia regolare”.

Le ricerche dei Fratelli Clément Edwin Stretton (1850-1915) e Thomas Carr (....-1924) provarono quanto segue:James Anderson, che era Cappellano di Loggia, nel 1714 inizia delle conversazioni sulla Massoneria con alcuni gentiluomini (rifiutando l’accesso ai massoni operativi) ed alla fine di quell’anno, forse per S. Giovanni d’inverno, comincia ad iniziare alcuni di questi e cioè:

* Georges Payne, Gran Maestro della nuova Gran Loggia di Londra nel 1720.
* Jean Théophil Desaguliers, pastore protestante di origine francese.
* Antony Dayer assistente dell’architetto Christhopher Wren.
* Il Duca di Montague che succederà a Payne come Gran Maestro.
* Samuel Johnson, un medico che pretendeva degli onorari per l’esame fisico dei profani.
* John Entick, gentiluomo,
* Stuart, avvocato.

È da notarsi che i Cappellani nella Massoneria operativi officiavano, su richiesta, su questioni puramente religiose e non appartenevano alle Logge se non esternamente. Ad essi non si richiedeva che una promessa di discrezione e non c’erano motivi di comunicargli i segreti del mestiere e le parole di passo. Solo più tardi si crearono le cosiddette Logge di Jakin in cui si istruivano e si iniziavano i Cappellani, che comunque non potevano superare il 2° grado. Non essendo Anderson Maestro di Loggia non poteva quindi trasmettere l’iniziazione massonica e fondare una Loggia.

Le attività ambigue di Anderson attirarono l’attenzione degli operativi. Nel settembre del 1715 alcuni si essi si recarono presso Anderson, richiedendogli la parola di passo che avrebbe permesso loro di frequentare i lavori della sua Loggia alla Taverna dell’Oca e dello Spiedo, ma Anderson la rifiutò. Il rifiuto allertò la comunità operativa di Londra, che interdisse la Loggia illegittima. Anderson e gli altri sette irregolari ricostituirono immediatamente una nuova Loggia, la Lodge of Antiquity, che fondò poi molte altre Logge, tutte irregolari come la prima. Sir Christhopher Wren, il grande architetto inglese, autore della grande cattedrale di S. Paolo, che nel 1716 era Gran Maestro dell’Antichissima ed Onorabile Confraternita dei Liberi Muratori, si rifiutò di riconoscere la Lodge of Antiquity e la loro discendenza, tanto che decisero allora di costituire un’altra Gran Loggia eleggendo un altro Gran Maestro. Oltre alle gravissime irregolarità iniziatiche si accusò ad Anderson le seguenti alterazioni della Massoneria primitiva:

1) di aver ridotto a due (Apprendista e Maestro) gli antichi gradi operativi, che erano sette;
2) di aver iniziato un Apprendista senza il noviziato di sette anni, od al minimo cinque, passandolo al grado di Compagno un mese dopo;
3) di aver soppresso due dei tre Maestri che dirigevano la Loggia, contentandosi per la carica di Sorvegliante di semplici Compagni;
4) di aver cambiato l’orientazione della Loggia, mettendo il Venerabile all’Oriente, mentre la tradizione operativa lo metteva all’Occidente;
5) di avere (ma solo nel 1730) introdotto il grado di Maestro massone con il rituale della morte di Hiram, che gli operativi non conoscevano affatto e che sembrava loro un rituale necromantico;
6) di aver introdotto il grado di Ex-Venerabile, di cui non si vedeva l’utilità, facendo inoltre ombra all’autorità del Secondo Maestro, ossia Primo Sorvegliante.

Clement Stretton, nella sua opera afferma che questi avvenimenti furono registrati nella Guild Minute Book of Lodge Saint Paul, conservati negli scantinati della loro sede sociale. Questi archivi erano accessibili ai soli detentori del VII° grado della Massoneria Operativa, al cui grado era stato elevato il 2 ottobre 1908 in qualità di “Terzo Maestro massone della divisione di York”. La notizia fu attestata anche da J.M. Hamill, bibliotecario aggiunto della Gran Loggia Unita d’Inghilterra. Le prime rivelazioni di Stretton, poi continuate da Thomas Carr, furono pubblicate sui Quaderni della Gran Loggia di Ricerca N° 2429, appartenente alla Gran Loggia Unita d’Inghilterra. Negli statuti andersoniani del 1723 (art. IV) si evince chiaramente che la dizione Maestro di Loggia indicava una funzione amministrativa superiore, ma non un grado massonico trasmesso ritualmente. Gli studi di Goblet d’Alviella dimostrano come la Gran Loggia di Londra ritenesse il grado di Compagno come l’ultimo della Libera Muratoria, in quanto non conoscevano il rituale di 3° grado . Questo grado non fu introdotto che più tardi, non per iniziativa autonoma della Gran Loggia, ma di alcune singole Logge. L’evoluzione si compì lentamente e solo nel 1738 la Gran Loggia di Londra accettò e sanzionò ufficialmente questa introduzione. Le recriminazioni degli operativi e la lenta infiltrazione di alcuni di loro produssero tuttavia dei cambiamenti. Alla fine del 1733 cominciarono ad apparire sul “Bill of the Lodges”delle Logge di Maestri Liberi Muratori, composte da Maestri che si riuniscono per conferire ai Compagni il 3° grado della Libera Muratoria. Nel 1738 la Gran Loggia stabilì ufficialmente la gerarchia dei tre gradi. Non sappiamo quale fosse il rituale di conferimento del terzo grado della Gran Loggia di Londra, ne se fosse già stato inserito il mito hiramitico, come risulterebbe da alcune testimonianze. Samuel Prichard, un massone che non vedeva di buon occhio i nuovi rituali, si scagliò contro le innovazioni rituali della Gran Loggia di Londra, affermando:
“I miei Fratelli colpevoli hanno sviluppato la superstizione e le fantasticherie inutili nelle Logge, per le loro pratiche e loro recenti affabulazioni. Dei rapporti allarmanti, delle storie di spiriti malvagi, delle stregonerie, degli incantesimi, delle spade sguainate e delle camere oscure hanno prodotto il terrore.
Ho deciso di non mettere più piede in una Loggia, a meno che il Gran Maestro non metta termine a questi processi con una pronta e perentoria ingiunzione a tutta la Fraternità.“

Per quanto riguarda l’inserimento del mito hiramitico lo stesso Prichard, in un’altra lettera ci dona delle preziose informazioni:

“Raccontano delle strane e vane storie a proposito di un albero che sarebbe sortito dalla tomba di Hiram, con delle foglie meravigliose ed un frutto di mostruosa qualità, per quanto nel contempo essi non sappiano né quando, né dove morì, e non ne sappiano più sulla sua tomba che su quella di Pompeo” .

Il Gould, uno dei maggiori storici della Massoneria, nega ugualmente la presenza del mito hiramitico nella Massoneria inglese del XVII secolo:

“Se Hiram Abif avesse figurato, in quel periodo, nelle cerimonie o nelle tradizioni del mestiere, le Costituzioni manoscritte dell’epoca non conserverebbero, come fanno, un silenzio uniforme ed ininterrotto sull’esistenza reale o leggendaria di un personaggio così eminente nella storia e nella leggenda posteriore dell’Ordine.”

L’antica Massoneria inglese, di origine e mentalità non solo cristiana, ma in gran parte cattolica, per quanto usasse la tradizione biblica per analogizzare i propri rituali e conosca Hiram e Hiram Abif, non ne conosceva il mito di resurrezione, che fra l’altro nei testi sacri si riferisce solo alla figura del Cristo. Lo scandalo era patente, e scontentava sia i cattolici che i protestanti, in quanto la novità andersoniana della tolleranza religiosa contrastava la secolare querelle a cui tutti erano psicologicamente attaccati.L’analisi della nascita della ritualità moderna nella Massoneria non rientra negli stretti limiti di questa ricerca. Ci basti affermare che le novità rituali lentamente introdotte nei circa trenta anni che intercorrono fra il 1717 ed il 1750 furono un inserimento spontaneo di alcune Logge e non, come si può comunemente credere, una creazione ex-novo imposta dalla Gran Loggia di Londra, che subì, più che produrre, l’innesto di un esoterismo (e quindi di un rituale) che complicava notevolmente quello primitivo.

Le differenze erano tali che la Massoneria inglese era, già dalle sue origini, divisa in due fronti, uno che aderiva alla Gran Loggia di Londra ed un altro, aderente alle altre varie massonerie dell’epoca, che decise di formare, il 17 luglio 1731, un Comitato di riorganizzazione amministrativa unitaria che inizialmente si denominò “La Molto Onorevole Società degli Antichi ed Accettati Muratori” fino a che Robert Turner fu eletto Gran Maestro e creò una nuova Gran Loggia, la “Gran Loggia degli Antichi ed Accettati Muratori delle Antiche Istituzioni” detta poi semplicemente degli “Antichi” mentre quella andersoniana della Gran Loggia di Londra si denominò dei “Moderni”. La rivalità fra le due Gran Logge, o meglio, delle due anime massoniche, durò dei decenni, nonostante i tentativi effettuati, fino a che il Duca di Kent, padre della Regina Vittoria, ottenne la Gran Maestranza degli “Antichi” e il Duca di Sussex, suo fratello, quella dei “Moderni”. I due rappresentanti delle Gran Logge, nel corso della Grande Assemblea dei Liberi Muratori per l’Unione delle due Gran Logge d’Inghilterra del 1813, ed esattamente il 25 novembre , firmarono il patto d’unificazione della nuova “Gran Loggia Unita d’Inghilterra” con alla sua testa il Duca di Sussex come Gran Maestro.

Fra gli articoli del patto di unione ve ne era uno che imponeva una “perfetta unità” di rituali. In realtà rituali diversi venivano e verranno tollerati, ma l’unificazione sottintendeva mutuamente l’inserimento della nuova ritualità e del nuovo esoterismo nel corpo dell’antica Massoneria. Fu il compito della “Lodge of Reconciliation” che nel corso di tre anni studiò ed emanò, il 5 giugno 1816, il nuovo rituale concordato, affidato poi nel 1823 alla “Emulation Lodge of Improvement”, che ebbe il compito di verificare le fonti e proseguire la ricerca, come quello di mantenere il rituale approvato. Apparentemente le due funzioni sono antitetiche, perché la ricerca è sempre innovativa, anche se lo scopo è il desiderio di ortodossia rituale o esoterica che sia. L’esperienza della divisione fraterna, pur tuttavia, portò alla considerazione che non esistendo, sia in via teorica che pratica, un rituale perfetto, una ragionevole e saggia convenzione ne rappresenta la miglior sostituzione.

Nel Rituale Emulation, di cui sarà in seguito fornita una esegesi adeguata, si riconcilia l’antica Massoneria operativa, con le sue connotazioni deistiche, e quella moderna, teista e più marcatamente esoterica e misterica. La confluenza delle due correnti ne designa correttamente l’attuale regolarità e validità dell’ini-ziazione massonica e della sua filiazione tradizionale, ambedue dubbie all’origine andersoniana. La tesi che la documentazione riportata ci conferma è quella dell’importanza del Rituale Emulation, pilastro della regolarità nell’ambito della Massoneria Universale. Le Gran Logge estere hanno tutte, nel loro seno, il Rituale Emulation a cui è riservata inoltre la funzione di installare i Maestri Venerabili di ogni Loggia. Questa facoltà, di applicazione molto rigida, fa sì che nelle Gran Logge estere non sia riconosciuta la qualifica di Venerabile a chi non sia stato installato secondo il Rituale Emulation, in cui viene inoltre trasmessa la parola di passo di Maestro installato ed i relativi segni di riconoscimento. In Italia il Rituale Emulation fu introdotto dopo che, durante la Gran Maestranza Salvini, la Massoneria italiana fu riconosciuta dalla Gran Loggia Unita d’Inghilterra.

L’annuario americano della Massoneria Universale riporta che circa venticinque Logge italiane - all’obbedienza del Grande Oriente d’Italia - seguono il Rituale Emulation. A Firenze, in cui nel 1973 fu installata la prima Loggia Emulation, ve ne sono quattro. L’appassionata applicazione e ricerca rituale di tale Logge non è appoggiata purtroppo da una bibliografia in grado di esplicare e commentare storia, rituali, finalità del Rituale, la cui conoscenza da parte della grande maggioranza dei Fratelli è scarsa e quindi insufficiente ad apprezzarne la natura. L’apparente complessità, la concezione più arcaica e quindi tradizionale, il permanere di elementi originari degli operativi, l’aderenza al rituale primitivo ne formano il suo particolare fascino, la sua specifica aderenza all’esoterismo latomistico.

Per quanto si escluda qualsiasi allusione confessionale o religiosa, nello svolgimento del rituale le invocazioni al Grande Architetto ne dimostrano la sacralità teista, che in Massoneria non è una formalità di principio, ma ne rappresenta l’aspetto exoterico, su cui la tradizione insegna la necessità come supporto di quello esoterico. Questa caratteristica, spesso carente nelle Obbedienze italiane ed estere, ne forma l’intima essenza, unica possibilità forse, per l’uomo moderno, di esplicare un ruolo tradizionale, e nel contempo un impegno civile e umanitario a cui l’era attuale molto poco concede.

Attualmente le Logge Emulation risentono, nell’immaginario dei Fratelli, del disincanto della Massoneria italiana nei confronti dell’Inghilterra, che ci ha tolto il riconoscimento su motivazioni false e calunniose. Il Rituale Emulation pur essendo stato creato e concordato all’inizio dell’unitarietà massonica inglese, è il risultato dell’esperienza rituale di molteplici fonti e dimostra proprio nella sua essenza esoterica che non esistono diritti di primogenitura in tale campo. Gli studi rituali dimostrano che in ogni tempo ed in ogni luogo l’umanità, anche senza reciproche influenze, ha analogizzato la sua volontà di ricollegamento con i piani spirituali nelle stesse forme, oltre che con gli stessi principi. Un rituale non appartiene quindi né ad un luogo geografico né ad un tempo storico, perché ne supera gli aspetti materiali e contingenti. Il Rituale Emulation appartiene quindi alla tradizione e a tutti quei Fratelli che ad essa si sentono legati, ed è strumento di regolarità e validità iniziatica e spirituale.

 

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