Ernst e Falk - Dialoghi Massonici

 

Nella dedica de' suoi Dialoghi Massonici al Duca Ferdinando, il Lessing ammoniva il potente di essersi avvicinato alla sorgente della verità e di avere ad essa attinto e soggiungeva: già da molto tempo il popolo vorrebbe bere anch'esso a questa sorgente, poiché il popolo muore di sete.

Anche nel campo della filosofia massonica l'opera del Lessing è un tributo pagato - e quanto nobilmente pagato! - al culto della Verità. Attraverso il rapido movimento del dialogo egli insinua, come gemme preziose, taluni pensieri che non hanno ancora sofferto l'erosione del tempo, come quelli che, rifacendosi a sentimenti perenni dell'animo umano, conservano sempre vivo e costante il fascino della persuasione e della luce interiore.

Quand'egli, nel II Dialogo, afferma che non deve sussistere contrapposizione tra lo Stato e il cittadino, ma continua correlazione perché la felicità dello Stato non può essere che poggiata sulla felicità dei cittadini, e viceversa, dichiara un sistema di vita che gli uomini ricercano ancora affannosamente per quietare il contrasto dei loro interessi e quelli superiori dello Stato e per armonizzare le aspirazioni congiunte alla Libertà e alla Giustizia.

Ed è nella luce di queste aspirazioni che il Lessing riconosce, come fa nel V Dialogo, la connessione permanente ed indistruttibile tra Libera Muratoria e società civile, perché dovunque vi è stata società civile ivi ha fiorito la Libera Muratoria e viceversa, tanto che il più sicuro contrassegno di uno Stato florido e robusto è sempre stato quello di vedergli comparire a fianco la Libera Muratoria alla stessa maniera che uno Stato debole e pauroso non l'ha mai tollerata apertamente anche se, volente o nolente, ha dovuto tollerarla in segreto.

Ma, soprattutto, egli intravede il carattere della forza della Libera Muratoria, non nella costituzione dell'Ordine e nelle sue probabili derivazioni da pregressi sodalizi della più varia natura, non nei legami esteriori, non nelle rappresentazioni drammatiche dei riti, ma piuttosto nel sentimento comune di anime affratellate da reciproca simpatia. Così mentre i soli legami esteriori, anche quelli stabiliti dalle più dure leggi e cautelati dalle più severe sanzioni, finiscono sempre per allentarsi in ogni ordine civile e sociale, i legami spirituali, quando siano ravvivati dal soffio della verità e, insieme, della libertà e della giustizia permangono attraverso le liete e le avverse vicende e finiscono, dopo i periodi di oscuramento, di rifulgere di nuova luce nei successivi adattamenti che non ne diminuiscono l'efficacia educativa e redentrice, anzi la rafforzano nel lento plasmarsi alle esigenze d'un incessante divenire.

A ciò intende tutta l'opera sua di scrittore e di pensatore, sia che discetti di questioni religiose o di questioni estetiche rinnovatrici della coscienza del suo paese, sia nella creazione del suo teatro o nella direzione d'un teatro: i tormenti del suo spirito, nella molteplicità delle cause che li sommuovono, si sommano e si innalzano in una tremenda unità, per cui non è possibile scindere l'uomo dal pensatore in una superiore coerenza vivente che lo classifica tra i Sommi Educatori che insegnano alle generazioni raccolte, non nell'ambito di una scuola, ma sotto la volta stellata del cielo.

Il lavoro dell'Ordine, che dura ormai da più di due secoli, è testimonianza di come il Lessing vedesse giusto nel delinearne le finalità faticosamente perseguite e le ultime vicende di questi ultimi tempi, tanto nella sua patria che altrove, appaiono come luminose conferme della sua lungimirante visione. Perché egli fu davvero un uomo d'avvenire: anticipatore d'una età nella quale la sua figura non avrebbe campeggiato sullo scenario della storia, ma il suo spirito avrebbe riempito di sé, non tanto l'animo de' suoi tardi Fratelli, ma la vita stessa dell'Umanità. Non per nulla la sua Educazione del Genere Umano fu chiamata la Bibbia dell'avvenire ed a lui, meglio che a qualunque altro del suo tempo, si addice il sigillo schilleriano della contemporaneità che non tramonta,
 

cittadino
io vivrò fra color che verranno.

 

 

A sua Eccellenza
il Duca Ferdinando.

Eccellentissimo Duca,

mi sono avvicinato anch'io alla sorgente della verità e ad essa ho attinto. Fino a che punto, può esserne giudice solo colui che mi darà, io spero, il permesso di andare oltre ancora. Già da molto tempo il popolo vorrebbe bere anch'esso a questa sorgente: perché il popolo muore di sete.
 

L'umilissimo servitore
di Vostra Eccellenza.

 



PREFAZIONE DI UN TERZO
 

Se le pagine che seguono non contengono una vera e propria ontologia della Libera Muratoria, io vorrei sapere in quale degli innumerevoli trattati cui essa ha dato origine si potrebbe trovare una più precisa definizione della sua essenza.
Ma se tutti i massoni, a qualsiasi ramo essi appartengano, ammettono volentieri che il punto di vista contenuto in questo scritto è il solo conveniente, il solo che permetta ad un occhio sano di scorgere un oggetto reale, e non il miraggio che appare agli occhi della stupidità, se dunque così stanno le cose, ci sia permesso di domandarci: perché non si era già da molto tempo avuta una simile sincerità di linguaggio?
A questo interrogativo si potrebbe rispondere in molte maniere; senza parlare di un'altra questione, più di tutte somigliante alla nostra: perché, nel Cristianesimo, i manuali sistematici sono apparsi cosi tardi? Perché ci sono stati tanti e buoni cristiani che non potevano e non volevano formulare la loro fede in maniera intelligibile?
O forse anzi una simile cosa si sarebbe verificata anche troppo presto nel Cristianesimo, poiché invero non molto ci ha guadagnato la fede: se solo a certi cristiani non fosse venuto in mente di formulare la propria fede in maniera del tutto assurda!
Che ognuno faccia di ciò che ho detto l'uso che crede.

 

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